E SE LO ZOLLVEREIN FOSSE IL MODELLO DELL’UE?

L’Ue è un progetto politico nato per garantire pace, prosperità e cooperazione fra le nazioni e i popoli del vecchio continente. Ma questo progetto ha anche una geografia con dei centri decisionali. Forse per comprendere la traiettoria dell’Europa è utile vedere un precedente storico sottovalutato: lo Zollverein.
Lo Zollverein
Lo zollverein fu un’unione doganale istituita nel 1834 sotto la guida prussiana, fondamentale per creare un mercato unito e accelerare l’unificazione economica prima di quella politica. L’unione doganale univa 39 gli stati tedesci della confederazione tedesca. Lo zollverein aveva l’obiettivo di abolire i dazi interni, creare una tariffa estera comune e ridurre la competizione interna. Attraverso questo meccanismo la Prussia costruì la propria egemonia sugli altri stati per unificare la Germania, escludendo l’impero austriaco. La Prussia in questo modo controllava il mercato tedesco e questo generava potere poichè utilizzava il meccanismo dell’integrazione economica per orientare la politica della nascente Germania. L’impatto generò effetti favorevoli all’industria, standardizzando monete, pesi e misure e alla costruzione di una nuova potenza in Europa.
Come nel XIX secolo la Prussia utilizzò lo Zollverein per attrarre a se e vincolare economicamente gli Stati tedeschi, cosi oggi potrebbe essere vista l’architettura economica dell’Ue, che rischia di riflettere e consolidare rapporti di forza asimmetrici.
L’Ue
L’Ue nasce come progetto con altre finalità, impedire nuove guerre e non costruire nessuna egemonia. Il progetto europeo nasce con la CECA nel 1951 e poi con i Trattati di Roma nel 1957. L’obiettivo era di creare un sistema dove le economie nazionali convivessero. L’idea iniziale dei padri costituenti europei era di creare un equilibrio come condizione base per evitare conflitti e guerre. I due conflitti mondiali avevano distrutto l’Europa e c’era bisogno di una nuova architettura politico economica che sapesse garantire pace e benessere ai popoli e ai governi. Ma purtroppo tra il dire e il fare c’è qualcosa che va storto e la storia spesso non segue la linea retta delle intenzioni.
Le regole scritte dal secondo dopoguerra in poi per il mercato unico e l’unione monetaria hanno generato vantaggi che non sono stati distribuiti in modo uniforme. In particolare Paesi come la Francia e la Germania (motori dell’Ue) hanno tratto benefici strutturali consolidando la propria posizione economica e politica nel vecchio continente.
I benefici assimetrici dell’integrazione europea
La Germania ha costruito una grande esportazione agevolata da un sistema industriale molto competitivo, ma supportata anche dal fatto che la moneta unica, strutturalmente più debole, ha favorito le esportazioni, contribuendo a generare surplus rafforzando la centralità economica tedesca. Poi l’allargamento ad est ha creato a sua volte una sorta di leva economica per le imprese tedesche, infatti molti stranieri, negli anni in cui prendeva vita l’Ue, andavano in Germania in cerca di lavoro.
La Francia ha beneficiato sul piano politico e istituzionale, agendo e orientando la politica delle istituzioni comunitarie per ricavarne un ruolo di leadership. Parigi è riuscita col tempo a mantenere una flessibilità sugli aiuti di Stato e ha sempre inciso sulle scelte strategiche riguardanti soprattutto l’energia, la difesa e la politica estera. Inoltre la PAC, di cui la Francia ha beneficiato, ha stabilizzato i redditi delle imprese del settore e tutelato la produzione interna.
Gli altri stati hanno incontrato maggiori difficoltà nell’adattarsi alle regole del mercato e della moneta unica, subendo processi di deindustrializzazione, perdita di competitività e riduzione della domanda interna di beni e servizi. In questo quadro l’integrazione economica europea appare meno come un progetto di convergenza e più come un meccanismo selettivo, in cui i benefici tendono a concentrarsi nei sistemi più forti.
Inoltre vi è una sorta di geografia del potere delle principali istituzioni comunitarie che rafforza queste dinamiche. I centri decisionali dell’Ue si trovano prevalentemente nell’Europa centro occidentale creando una prossimità fisica e politica che favorisce gli stati più vicini al nucleo. Bruxelles, Strasburgo, Lussemburgo e Francoforte sono le sedi delle principali istituzioni europee. Lì troviamo il Parlamento Ue, Commissione, Consiglio europeo, Consiglio dell’Unione Europea, Corte di Giustizia, Corte dei Conti e la BCE. La vicinanza ai luoghi del potere indice sulla capacità di influenza, sull’accesso alle reti decisionali e creazione di alleanza politiche strategiche. In questo senso l’attuale geografia dell’Unione contribuisce a rafforzare un equilibrio già sbilanciato.
Conclusione
Come nel caso dello Zollverein anche l’Ue ha avuto come processo di integrazione di partenza l’economia, la quale può essere letta come fine e come strumento per costruire gerarchie e consolidare sfere di influenza. La differenza di fondo è che lo Zollverein era esplicitamente un modo funzionale per costruire uno Stato nazionale sotto guida prussiana, mentre l’Unione Europea era, ed è, presentata come un’unione tra Stati sovrani. Tuttavia, questa differenza formale non elimina la possibilità che, nei fatti reali si sviluppino dinamiche strutturali di dipendenza.
Il rischio è quello di trovarsi di fronte a un sistema che, nonostante sia fondato su principi di cooperazione e uguaglianza, opera concretamente secondo logiche gerarchiche. Un sistema in cui le decisioni strategiche vengono orientate da un nucleo mentre gli altri sono chiamati principalmente ad adeguarsi.
Il mio richiamo allo Zollverein non vuole essere un esercizio retorico, ma un monito storico. Ogni integrazione economica porta con sé una redistribuzione del potere. Presentarla come un processo puramente tecnico significa occultarne la natura politica.
Comprendere questa dimensione credo sia il primo passo per riaprire un dibattito serio sul futuro dell’Europa: un dibattito che non si limiti ad accettare l’esistente, ma che interroghi seriamente e criticamente le regole, gli equilibri e gli interessi che guidano il progetto europeo.



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