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Cos’è l’Euratom? Perché non funziona?

difesa, governance, Italia, Mediterraneo, sicurezza, Unione Europea | 0 commenti

Ci sono scelte che raccontano cos’è l’Ue, e poi ci sono altre scelte che raccontano cosa l’Ue non ha voluto essere. L’Euratom nasce nel 1957 insieme alle CEE con l’obiettivo ambizioso di sviluppare il nucleare civile europeo con un’infrastruttura energetica europea capace di garantire indipendenza e stabilità. Ma non è mai diventato ciò che avrebbe potuto essere perché manca la volontà politica.  Questo è il risultato di equilibri e veti incrociati tra le potenze europee.

L’Euratom

L’Euratom (o CEEA – Comunità Europea per l’energia Atomica) nasce nel 1957 col Trattato di Roma ed è un’organizzazione nata per lo sviluppo di un’industria nucleare e garantirne l’uso pacifico. La durata dell’Euratom è illimitata, a differenza di quelle della CECA, scaduta infatti il 23 luglio 2002. Nonostante i suoi membri coincidano con quelli dell’Ue, l’Euratom non si è mai fuso con le altre istituzioni europee nelle varie ratifiche dei trattati europei, sebbene condiva lo stesso organo governativo (Commissione Ue).  Quest’organo rappresentava la possibilità per il continente di diventare una potenza energetica autonoma, capace di sottarsi alle pressioni esterne e di costruire una propria sovranità. Purtroppo la storia è andata diversamente. I Paesi continuano a mantenere il controllo sull’energia e non cedono la sovranità all’Ue. L’Euratom è un’istituzione che coordina, ma non decide.

Infatti questa istituzione non decide le forniture, non decide i prezzi e soprattutto non costruisce una strategia comune. L’Euratom è confinato a poche materia di sua competenza: ricerca, sicurezza e coordinamento tecnico. In sostanza è un organo nato per un’Europa che non c’è.

Perché non funziona come dovrebbe?

L’organo nasce con una grande ambizione strategica, ma priva dello strumento per realizzarlo, ovvero il potere.

L’Euratom non funziona per una scelta politica precisa, ovvero quella di non volere compiere quel passo che oggi ci renderebbe meno vulnerabili alle crisi internazionali. Questa situazione è il risultato di equilibri e veti politici tra i Paesi europei.

Già alla sua origine, nel 1957, gli Stati non volevano cedere sovranità all’Unione sulla competenza sulle risorse e sull’energia, poi col tempo emergono fratture e visioni contrapposte tra chi voleva un’Europa sovrana dal punto di vista energetico, e chi invece non voleva cedere questa materia alla competenza sovranazionale.

– La Francia

La Francia è una protagonista di questo limite. Nel corso del secondo dopo guerra punta la sua politica energetica sul nucleare, ma completamente nazionale, con la quale sviluppo un’autonomia tecnologia e militare e riduce la sua cooperazione nel settore in ambito europeo. Parigi non ha mai voluto europeizzare davvero il settore. Col tempo è diventata leader europeo sull’energia nucleare, favorevole all’integrazione europea ma, solo fino a quando non toccava il suo vantaggio competitivo.

Un paradosso è proprio questo. Il Paese più forte sul nucleare è anche quello che ha impedito la nascita di una politica energetica europea.

– La Germania

La Germania ha seguito un altro modello. Ha puntato tutto su gas e rinnovabili e dopo il disastro di Fukushima Berlino abbandona il nucleare ridefinendo la propria strategia energetica. Questa scelta pone dei fremi anche in ambito europeo in merito all’Euratom e sposta l’attenzione sulla dipendenza crescente del gas.

Recentemente la Germania aveva costruito la propria strategia energetica e industriale sul gas russo rifiutando il nucleare europeo (es. gasdotto North Stream).

– L’Europa costruita per non decidere

Ogni Paese sviluppa una propria strategia energetica. I Paesi dell’Est hanno sempre difeso la propria libertà di scelta sull’approvvigionamento, mentre quelli del Sud non avevano una strategia chiara sull’energia e hanno seguito convenienze contingenti. Il risultato è un equilibrio perfetto per non decidere e l’Euratom diventa così il simbolo perfetto di un’architettura che esiste ma non incide.

Con la crisi petrolifera degli anni 70 poi con il disastro di Chernobyl e Fukushima hanno segnato una svolta, perché in molti casi cresce la sfiducia sul nucleare e aumentano le pressioni dell’opinione pubblica sul tema della sicurezza dell’energia nucleare. La conclusione è che l’energia è un argomento troppo strategico e alcuni Paesi non vogliono cedere, e dove gli interessi nazionali non convergono con quelli europei e quindi non si vuole creare un’autorità energetica europea.

Il ritorno alla realtà

Con lo scoppio della guerra in Ucraina i Paesi europei hanno dovuto rivedere i propri rifornimenti energetici, rapporti commerciali ed economici e le proprie strategie. Prima del febbraio 2022 oltre il 40% del fabbisogno energetico del vecchio continente era soddisfatto dalla Russia.

Con la crisi attuale nello stretto di Hormuz si mostra, di nuovo, la fragilità del sistema europeo. I prezzi dell’energia sono aumentati per via della difficoltà degli approvvigionamenti e delle rotte insicure.

Mentre Trump allenta le sanzioni sul greggio russo l’Ue mantiene ufficialmente le sanzioni e sostiene tuttora Kiev nel conflitto. L’Ue non ha una strategia energetica, un paradosso destinato a pesare nel lungo periodo perché l’Unione non controlla ciò da cui dipende. Il petrolio russo mai davvero scomparso trova nuovi modi per giungere nel vecchio continente. Anche se le sanzioni restano formalmente in piedi, la realtà è un’altra.

Con l’innalzamento dei costi per famiglie, imprese e famiglie gli USA hanno deciso una deroga al greggio russo in circolo, l’Ue è contraria, ma c’è chi vorrebbe seguire questa linea.

La realtà è che senza una vera politica energetica l’Ue sarà sempre soggetta agli squilibri dei Paesi produttori.

Conclusione

La Francia spesso rilancia l’Ue per competere con le altre potenze, ma forse Parigi cerca l’Unione solo per proiettare la sua influenza sul vecchio continente. Mentre la Germania, dal canto suo, dopo lo scoppio del gasdotto North Stream deve rivedere la sua strategia, che forse non coincide con quella dell’Unione.

L’Euratom è stata un’occasione mancata. In questo momento storico avrebbe senz’altro aiutato i popoli e governi europei, ma l’Unione si scopre debole per via di una costruzione incompiuta e l’Euratom è lo specchio fedele di dove si è fermata.

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