FANTAGEOPOLITICA: LIBIA PILASTRO DELLA NATO E DELL’UE NEL MEDITERRANEO E NEL NORD AFRICA?

La crescente espansione dell’influenza turca e russa in Libia rappresenta un problema sia per gli interessi italiani e sia per quelli europei. Mentre gli Stati Uniti con le loro dichiarazioni informano gli alleati europei del disimpegno sul vecchio continente e nel Mediterraneo, alcuni attori potrebbero (o dovrebbero) promuovere all’interno dell’Ue e della NATO una strategia comune per stabilizzare la Libia e ricostruire una vera presenza credibile occidentale in Nord Africa.
La Libia è distante pochi chilometri dalle coste italiane e continua a essere un teatro di scontro e competizione tra potenze regionali e globali che perseguono interessi non allineati a quelli dell’Italia e dell’Europa.
Ma com’è possibile che un Paese così vicino all’Italia come la Libia sia più influenzato da Ankara e Mosca che da Roma?
Dopo la caduta di Gheddafi la Libia vive una crisi interna perenne per via della divisione tra ovest e est del paese. Il paese a Ovest è sotto il controllo del governo di unità nazionale guidato da Dbeibah e sostenuto dagli Stati Uniti e Turchia. Mentre la parte orientale del paese è sotto il controllo dal Generale Haftar che ha come sponsor principale la Russia con la compagnia Wagner, la quale ha creato un avamposto militare in Cirenaica per influenzare sia l’Africa che il Mediterraneo.
La Libia oltre all’aspetto migratorio e energetico è anche un’altra valenza. Data la sua posizione, è fondamentale come avamposto strategico per il controllo del mediterraneo centrale, collegamenti con il Sahel, una sorta di piattaforma da cui si possono tessere rapporti geopolitici importanti e influenzare l’Africa, il mar Mediterraneo (che significa traffici e rotte commerciali) e Europa.
Dopo il collasso nel 2011con le primavera arabe e la successiva caduta di Gheddafi, i Paesi europei e l’Ue sono stati i veri assenti nel Nord-Africa e questo ha permesso ad altri attori extra-europei, come Turchia e Russia, di inserirsi in Libia e usarla per proiettare la loro influenza.
La Turchia da questa politica ha ottenuto basi militari permanenti in Tripolitania, influenza sulle forze armate locali e un accesso diretto nel cuore del Mediterraneo, in cambio di sostegno e addestramento militare e accordi commerciali. Ad oggi la Libia rappresenta per la Turchia un importante avamposto strategico per la marina turca dove può proiettarsi in tutto il Mediterraneo.
La Russia invece dopo la crisi del 2011 ha scelto un’altra strada, ovvero quella del sostegno dell’autorità Cirenaica con la presenza militare e investimenti in infrastrutture strategiche. Dopo la caduta di Assad in Siria la Libia per Mosca rappresenta un accesso diretto al Mediterraneo, una base per proiettarsi sia in Africa e in Europa dal meridione.
La presenza turca e russa dovrebbe essere letta come il fallimento dell’assenza di una politica estera seria europea e dei singoli stati che si affacciano sul Mediterraneo. L’Italia e la Francia spesso hanno usato la Libia (e non solo) come teatro per le loro competizioni sostenendo interlocutori diversi, investendo in iniziative parallele con obiettivi e priorità diverse. Il risultato è quello che vediamo oggi, una Libia divisa e luogo di competizione di potenze extra-ue, dove gli USA hanno come unico partner alleato NATO più presente la Turchia.
La dottrina tripolare della NATO potrebbe offrire una riflessione su come l’Alleanza Atlantica e l’Ue potrebbero condividere una linea comune tramite i maggiori Paesi europei interessato alla stabilità libica e del nord-Africa, ovvero Italia e Francia. Roma e Parigi condividono diversi interessi in Libia: riduzione delle interferenze esterne, sicurezza energetica (più Italia che Francia), contenimento dei flussi provenienti dal Sahel e riaffermazione della presenza europea nell’africa francofona. La crescente attività turca e russa nel Mediterraneo e in Africa potrebbe avvicinare l’Italia e la Francia e implementare al meglio il Trattato del Quirinale, e usarlo per proiettare influenza della Nato e dell’Ue in quei teatri. Utilizzare la diplomazia, con posizioni comuni nei confronti delle fazioni libiche e rafforzare gli investimenti. Quello che serva alla Libia e al Nord-Africa in generale è una forte presenza culturale ed economica e fare di questo un dossier strategico e prioritario in ambito comunitario e atlantico.
La Libia è un avamposto alle porte dell’Europa ed è il simbolo dell’immobilismo di due organi che non hanno saputo gestire appieno gli eventi degli ultimi 10 anni. Altri attori extra continentali comprendono meglio il valore strategico che ha il Mediterraneo, la Libia e il Nord-Africa.
Se si vuole evitare che il Mediterraneo diventi uno spazio gestito da attori esterni c’è il bisogno di rivedere i rapporti e superare incomprensioni del passato per tornare ad essere protagonisti in uno spazio che non possiamo permetterci di perdere. La guerra in Ucraina scatenata dalla Russia ha ricordato ai Paesi membri dell’Ue e della NATO il valore del fianco orientale. La Libia un giorno potrebbe ricordarci, sia all’Unione Europea che all’Alleanza Atlantica, che esiste un fianco meridionale che troppo spesso viene dimenticato. Chi controlla la Libia controlla anche gli equilibri nel mar Mediterraneo.



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