Ridefinizione in Europa: Asse tra Roma Parigi e Berlino?

Alcuni Paesi europei stanno cambiando pelle. Le crisi degli ultimi anni (pandemia, guerra in Ucraina, transizione energetica, digitale e crisi economica) hanno riportato ai governi europei la logica della potenza. In questo scenario, l’Italia si trova di fronte ad una ridefinizione strategica assumendo un ruolo più centrale, grazie a due direttrici complementari: il Trattato del Quirinale con la Francia e la nuova intesa strategica con la Germania guidata dal cancelliere Friedrich Merz. Non si tratta solo di diplomazia bilaterale. È una partita di potere che riguarda il futuro dell’Unione Europea.
Il Trattato del Quirinale, la scomessa mediterranea
Nel 2021 a Roma è stato firmato il Trattato del Quirinale, il quale nasce con un obiettivo di istituzionalizzare la cooperazione tra Italia e Francia, creando un coordinamento stabile su politica europea, difesa, industria, spazio, cultura, migrazione e Mediterraneo. È, in sostanza, la versione italo-francese del Trattato dell’Eliseo tra Parigi e Berlino. Ma il Quirinale è anche qualcos’altro. È il tentativo di dare nuovo equilibrio all’Europa, dando al Mediterraneo un ruolo strategico nel progetto comunitario.
Ma in questo contesto storico Parigi, pur continuando a sostenere Kiev, ha riaperto il dialogo con Mosca. Macron si apre al dialogo per gli europei, senza mandato e senza altri interlocutori per avere (probabilmente) un posto previlegiato al tavolo del negoziato una volta terminata la guerra, per determinare il futuro assetto del vecchio continente. Questa mossa può generare problemi e tensioni con i Paesi europei che hanno una linea più rigida con la Russia, Germania inclusa.
L’intesa Roma-Berlino
Recentemente si è creata una nuova intesa tra Roma e Berlino. Il riavvicinamento tra il governo italiano e quello tedesco non nasce dal romanticismo per l’Ue, ma da esigenze molto più concrete che sono industria, manifattura, regole fiscali e sicurezza.
L’Italia è la seconda manifattura europea, un partner naturale per Berlino. La Germania attraversa una fase di rallentamento economico. Quello che emerge è un asse meno ideologico e più funzionale per coordinarsi per evitare che l’Europa perda terreno nella competizione globale. L’industria italiana è fortemente legata all’industria tedesca, infatti per l’Italia, la Germania è il primo mercato commerciale di esportazione. La manifattura italiana svolge attività di fornitura di componentistica, macchinari e semilavorati per l’industria dei metalli e dell’automotive tedesca.
C’è di più. L’Italia è un Paese di transito strategico delle materie prime. Per la Germania (prima manifattura in Europa) la Penisola rappresenta un corridoio strategico tra Mediterraneo, Asia e Africa. Infatti il gas che arriva nella rete nazionale rivale lo stivale per giungere poi in Austria e Germania. Questa rotte offre alla Germania un’alternativa mediterranea rendendo l’Italia una piattaforma logistica fondamentale per la catena del valore tedesco.
In questa fase di riarmo tedesco e ristrutturazione delle catene di approvvigionamento, il ruolo dell’Italia è strategico, perché chi controlla questi corridoi, controlla una parte decisiva dell’industria della Germania e quindi dell’Europa.
In tutto ciò, mentre la Francia gioca la carta diplomatica con la Russia, la Germania ha avviato un processo strutturale di riarmo con il fondo straordinario annunciato dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Il nuovo governo tedesco ora punta sula rafforzamento delle proprie capacità militari, consolidare la propria industria militare riducendo la dipendenza dagli USA e diventare un pilastro NATO in Europa. Questa è una svolta storica, perché dopo la seconda guerra mondiale Berlino mira a diventare potenza economica e militare.
Il triangolo europeo Parigi, Berlino, Roma
Per decenni, l’Unione è stata guidata dal “motore franco-tedesco”. Oggi quello schema non è più sufficiente. La Francia punta sull’autonomia strategica e su una leadership politica europea.
La Germania è concentrata sulla stabilità economica e sulla difesa della propria industria.
L’Italia cerca di tenere insieme Mediterraneo, manifattura e coesione europea. La novità è proprio Roma, la quale è diventata un ponte tra Parigi e Berlino, non più un attore laterale. Se il Trattato del Quirinale rappresenta la dimensione politica e strategica, l’intesa Roma-Berlino rappresenta la dimensione economica e industriale. Insieme, potrebbero costituire un nuovo equilibrio continentale, anche se rimangono delle incognite come possibili frizioni tra Francia e Germania su energia e industria, divergenze su bilancio europeo e regole fiscali, e timori che gli altri Stati vedano “direttorio a tre” esclusivo.
L’Unione funziona per consenso a 27. Ogni asse bilaterale deve tradursi in inclusione, non in esclusione.
Conclusione: quale Europa sta nascendo?
La domanda di fondo è politica, se stiamo assistendo alla nascita di una Europa più integrata e strategica, oppure alla formazione di blocchi interni. Se Roma saprà usare il Trattato del Quirinale per rafforzare la dimensione mediterranea e l’asse con Berlino per rilanciare la competitività industriale, l’Italia potrebbe diventare il vero snodo dell’equilibrio europeo. In un’epoca di transizione globale, l’UE ha bisogno di leadership condivisa.
Forse la fase del solo “motore franco-tedesco” è finita. Potrebbe iniziare quella di un triangolo europeo, dove Roma non è più periferia, ma centro strategico.



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