DUE CRISI CON LO STESSO COPIONE

Nel 1929 il mondo era attraversato da fragilità e instabilità, come oggi. Il sistema internazionale oggi appare incapace di trovare soluzioni ai problemi che, dal post Covid-19, stanno costringendo i governi a rivedere gli equilibri politici ed economici. Gli organismi internazionali e sovranazionali, oggi come ieri, si mostrano deboli, incapaci di prevenire o risolvere crisi regionali e globali.
La Grande Depressione
La conclusione della Prima guerra mondiale segnò la fine degli Imperi centrali (Germania, Austria-Ungheria e Impero Ottomano) e si ridefinirono i confini geografici dell’Europa. Le potenze vincitrici cercavano di ottenere territori strategici e vantaggi economici. Alcuni Paesi uscirono dal conflitto creditori, altri invece pesantemente indebitati, come il caso più eclatante la Germania, privata delle colonie e condannata a pagare ingenti risarcimenti di guerra.
Dopo il conflitto, alcuni Stati concordarono sulla necessità di creare un organo sovranazionale per evitare nuove guerre. Con la conferenza di Parigi del 1919 fu istituita la “Società delle Nazioni”. Tuttavia, la sua operatività fu breve e inefficace: le continue crisi del primo dopoguerra ne mostrarono subito la debolezza nella gestione delle tensioni internazionali.
Negli anni ’20 si registrò una ripresa trainata dalla ricostruzione, che diede impulso alle economie europee. Negli Stati Uniti, la borsa di Wall Street crebbe in modo esponenziale, gonfiata da acquisti a credito e speculazioni. Il 24 ottobre 1929, con il crollo della Borsa americana, esplose la bolla speculativa determinando la contrazione del PIL delle principali economie del mondo. Gli effetti del crollo determinò anche il collasso del sistema bancario europeo, in particolare quello tedesco, fortemente dipendente dagli investimenti americani.
L’eccessiva produzione di beni non trovò sbocchi sul mercato: ciò portò a un calo dei prezzi e a licenziamenti di massa, che a loro volta indebolirono la domanda interna. Le piccole banche esposte non riuscirono a rientrare e molte fallirono. L’aumento dei tassi di interesse frenò gli investimenti e furono adottate politiche restrittive che provocarono un drastico calo del commercio internazionale.
La crisi economica favorì la diffusione di idee politiche nazionalistiche come fascismo, nazismo e comunismo. Con l’ascesa dei regimi autoritari si ridussero i processi di globalizzazione e gli scambi internazionali. Il protezionismo, con dazi elevati, aggravò ulteriormente la situazione alimentando tensioni tra grandi potenze, che sfociarono nella Seconda guerra mondiale. La Società delle Nazioni si dimostrò incapace di prevenire i conflitti. A questo contesto si aggiunse l’insoddisfazione geostrategica dei Paesi sconfitti, in particolare la Germania, umiliata dal Trattato di Versailles: ciò alimentò sentimenti di rabbia e desiderio di rivincita, preparando il terreno alla militarizzazione e alle ambizioni imperiali.
Oggi
La storia recente è stata segnata da eventi importatnti come la caduta delle Torri Gemelle di New York nel 2001, la Brexit nel 2016 e la pandemia da Covid-19. Quest’ultima ha costretto molti governi a introdurre misure restrittive come lockdown, cioè la chiusura delle attività con forti restrizioni alla mobilità. Le misure restrittive provocarono uno shock nelle catene di approvvigionamento internazionali e la perdita di milioni di posti di lavoro.
Per impedire il collasso dell’economia mondiale, governi e banche centrali adottarono politiche espansive con stimoli fiscali e monetari. Questi interventi hanno contenuto i danni e, grazie all’arrivo dei vaccini nel 2021, l’economia ha iniziato a riprendersi. Tuttavia, la pandemia ha evidenziato squilibri strutturali e ha evidenziato la necessità di ridisegnatre le dinamiche della globalizzazione.
Nel febbraio 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina, generando tensioni geopolitiche globali e una nuova divisione in blocchi. L’energia è stata usata come arma politica: l’Unione Europea, fortemente dipendente dagli idrocarburi russi, ha subito un aumento dei prezzi di gas e petrolio, con effetti sui costi di produzione per l’industria e sul costo della vita. La guerra ha rafforzato il ruolo della NATO in Europa e avvicinato la Russia alla Cina e ad altri Paesi emergenti asiatici come l’India. Nel 2023, l’aumento dell’inflazione ha spinto le banche centrali a innalzare i tassi d’interesse per frenare i prezzi. Questa politica ha rallentato la crescita quasi ovunque, con rischi di recessione, soprattutto per la Germania.
Il Covid-19 e la guerra d’aggressione russa hanno imposto una ristrutturazione delle catene globali, per ridurre la dipendenza da attori potenzialmente ostili. Lo stato di tensione ha favorito inoltre la corsa a nuove tecnologie, come intelligenza artificiale e semiconduttori, indispensabili per le transizioni digitale ed ecologica.
La competizione per la leadership mondiale tra Stati Uniti e Cina è oggi centrale nella definizione del commercio, dell’uso delle nuove tecnologie e della sicurezza internazionale. Ad aggravare il quadro si aggiunge il conflitto in Medio Oriente, che coinvolge comunque le principali potenze mondiali.
Dal post-Covid la globalizzazione ha accresciuto l’interdipendenza, ma ha anche favorito guerre ibride, come guerre commerciali, crisi migratorie e cyber-spionaggio.
Il sistema internazionale attuale vive una crisi di equilibrio dovuta alla competizione strategica tra potenze. Gli organi internazionali come l’ONU e il WTO non riescono a prevenire o risolvere crisi globali. Il Consiglio di Sicurezza appare sempre più inefficace, producendo un vuoto di leadership e tensioni persistenti tra le grandi potenze.
L’aumento del debito USA, la politica commerciale di Trump e la ridefinizione delle priorità della politica estera americana hanno imposto la revisione degli accordi commerciali tra le due sponde dell’Atlantico, con l’introduzione di dazi e la necessità per i Paesi europei di riarmarsi perchè incerti ormai sullo scudo di protezione statunitense.
Sintesi
In entrambi i casi, nelle crisi del ’29 e in quella attuale, si registra un crollo della produzione accompagnato da un aumento della disoccupazione. La crisi del ’29 fu innescata dal crollo della Borsa di Wall Street, anche se aveva radici più profonde.
Quella recente, iniziata con la pandemia di Covid-19 e aggravata da un crescente clima di tensione internazionale, ha avuto conseguenze politiche, sociali ed economiche. Negli anni ’30 si assistette a una radicalizzazione politica con l’ascesa di regimi autoritari; oggi, seppur in contesti democratici (un po’) più solidi, si nota una crescente sfiducia nelle istituzioni e l’espansione dei movimenti populisti. La debolezza degli organismi internazionali contribuisce a un periodo di incertezza, caratterizzato da fragilità globali, competizione strategica, crisi climatiche e disinformazione.
Conclusione
Oggi non si è ancora giunti al punto di collasso degli anni ’20-’30 del secolo scorso, ma elementi comuni come la precarietà economica, la sfiducia crescente nelle istituzioni democratiche occidentali e l’inefficienza degli organismi internazionali mostrano dinamiche simili. La volontà di alcuni di avere la pace a tutti costi, ma senza trovare giusti equilibri, usando solo come propaganda la retorica del pacifismo, forse, con questo modo si potrebbe solo rendere l’aggressore più aggressivo (vedi il caso della Russia che attacca obiettivi civili anche dopo l’incontro con Trump). Come diceva lo storico George Santayana: «Chi non studia la storia è condannato a ripeterla».



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