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ITALIA: Unione Europea o Nato?

Italia, Mediterraneo, Stati Uniti, Unione Europea | 0 commenti

Il momento storico che stiamo vivendo evidenzia come il mondo stia alla ricerca di un nuovo equilibrio tra le potenze. Dalla Brexit, al Covid-19, dalla guerra in Ucraina a quella a Gaza, le crisi interne al continente africano e gli scontri tra Pakistan e India, sono segnali di crisi che impongono la ricerca di nuovi equilibri con nuovi baricentri. Il viaggio di Macron, Merz, Strarmer e Tusk a Kiev evidenzia come il fianco orientale dell’Ue sia fondamentale in questo periodo storico. Ma se il nucleo centrale dell’Unione (Francia e Germania) guarda a est, chi si occuperà del Mediterraneo?

Nuovi equilibri, nuovi baricentri e nuove prospettive

L’Ue negli ultimi anni ha dato prova di resistenza per essere un attore credibile sulla scena internazionale. Nonostante le difficoltà interne a trovare accordi ed equilibri fra i diversi Paesi che compongono l’Unione per gestire i diversi shock economici, sociali e strutturali, le istituzioni comunitarie stanno dimostrando di voler proseguire un cammino, anche se difficile, di fare diventare l’Ue più di quello che oggi.

L’Ue come detto più volte non è una federazione di stati, non è un geo-polo autonomo, ma un’alleanza politica ed economica, dove al suo interno ogni Paese ha un suo peso specifico nella determinazione delle politiche da implementare. Il traino di questa alleanza, dopo l’uscita del Regno Unito, sono senza dubbio la Francia (che continua ad avere una impostazione imperiale) e la Germania (motore economico del vecchio mondo). Il fatto che questi due Paesi confinanti abbiano scandito, sotto certi aspetti, la direzione dell’Ue ha di certo rafforzato un centro geografico europeo, dal punto di vista sociale, politico ed economico.

L’attenzione degli ultimi trent’anni dell’Ue e della Nato verso l’Europa orientale ha comportato l’ingresso nell’Unione Europa e nell’Alleanza Atlantica dei Paesi dell’est. Questi ingressi hanno notevolmente migliorato la loro posizione in termini finanziari, economici, aumentato il benessere dei cittadini dell’Europa orientale e la loro difesa. Per quanto delle volte pare che i governi di quei Paesi critichino le istituzioni comunitarie, il loro l’ingresso nell’Unione e nella Nato è stato un affare.

In questo quadro la Germania ha una posizione geografica strategica, si trova al centro del continente tra Est ed Ovest. Dopo la caduta del muro di Berlino se l’Europa di all’ora e la NATO non avessero posto il loro sguardo ad est, l’instabilità orientale avrebbe coinvolto la nazione tedesca. Infatti l’integrazione dei paesi centro orientali nel sistema europeo e mantenere comunque un’intesa con la Russia è stato un pilastro fondamentale della politica tedesca degli ultimi tempi sul continente. Di conseguenza è stata fondamentale per la Germania che l’Unione si allargasse ad est per ristabilire un suo centro ed avere vantaggi economici da questa integrazione con l’Europa orientale.

La velleità tedesca di ergersi come faro del continente è cosa nota. Dal punto di vista economico alla Germania mancava solo l’energia che poteva avere dalla Russia con i gasdotti North Stream 1 e 2. Con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il centro orientale europeo è stato notevolmente evidenziato di attenzione, non solo dall’Ue, ma anche dall’Alleanza Atlantica, chiamata a difendere i propri confini.

Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca l’Ue si trova ad affrontare di nuovo problemi di diversa natura, come quelli economici derivanti dai dazi che minano il libero commercio e le economie europee, problemi sulle relazioni tra partner ed alleati su come gestire le crisi e conflitti che si trovano davanti alle porte dell’Europa.

Come già detto nelle precedenti analisi, già con Biden, gli USA hanno iniziato un processo di rivisitazione delle priorità esterne per concentrarsi ai problemi interni. Ovvero cercare con gli alleati più collaborazione e condivisione delle responsabilità ma, rimanendo comunque perno della scena internazionale.

L’Ue (i principali Paesi Francia e Germania) date le mosse del nuovo presidente americano sta cercando di attuare politiche autonome e di ergersi come attore credibile sulla scena internazionale per gestire i problemi legati al conflitto in Ucraina, a Gaza, la transizione ecologica e digitale. Ma gli Stati Uniti lasceranno che l’Ue abbia una sua autonomia e che diventi un geo-polo a tutti gli effetti?

Stando ad alcune fonti in Europa sono dispiegate tra i 65 mila e 100 mila soldati americani dando prova del fatto che l’Europa rientra nella sfera d’influenza a stelle e strisce e che le nazioni europee abbiano una sovranità sì, ma limitata.

La recente tornata elettorale tedesca ha portato il partito AfD ad essere il secondo partito in Germania, ma soprattutto se si osservano i risultati del voto. la mappa della Germania mostra quasi perfettamente la vecchia divisione che c’era quando la nazione tedesca era divisa in due stati diversi.

Ora se si volesse veramente immaginare dei scenari geopolitici con nuovi baricentri, chi di competenza non può negare l’emergere sulla scena europea e internazionale della Polonia. Storicamente tra Germania, Polonia e Russia ci sono stati sempre dei dissidi. Con l’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina con il conseguente sabotaggio dei gas-dotti North Stream 1 e 2, il progetto di creare un blocco “Eurasia” svanisce. La potenza economica europea ha visto perdere il collegamento diretto con uno dei Paesi più ricchi al mondo al punto di vista energetico. Ma non solo. Già nel secolo scorso Germania e Russia hanno sempre schiacciato la Polonia, la quale si è sempre interposta alle ambizioni dell’una e dell’altra.

Il dibattito sul futuro e su come creare dei giusti equilibri per la pace porta, a parere mio, a rivedere i baricentri di potere, in particolare quelli europei. Già nel primo mandato di Trump si lavorava ad un progetto sponsorizzato dagli Stati Uniti chiamato “Trimarium” dove uno dei protagonisti è proprio la Polonia e i suoi vicini. Un progetto geopolitico e geostrategico che parte dal presupposto di essere anti-tedesco e anti-russo.

È chiaro che Francia e Germania non staranno ferme a guardare un progetto cosi innovativo prendere forma, ma faranno della diplomazia la loro arma migliore per dire la propria e rimanere perni dell’Unione europea. Il recente viaggio di Macron, Merz, Strarmer e Tusk a Kiev testimonia, a mio avviso, il fatto che Parigi e Berlino vogliano gestire, a modo loro, questa delicata situazione. Nonostante l’attenzione posta da Francia e Germania alla Polonia ed ai suoi vicini, sta di fatto che i Paesi dell’est (non solo loro) spesso hanno criticato le istituzioni comunitarie, ma soprattutto spesso hanno violato le regole europee sullo stato di diritto, magistratura, immigrazione e stampa. I continui richiami dei vertici di Bruxelles hanno avuto poco effetto, ma dopo il 24 febbraio 2022 le priorità sono diventate altre.

Quindi l’Ue se vuole diventare più di quello che è oggi, gli stati che la compongono dovrebbe capire prima il senso dell’Unione.

Per quanto riguarda l’Italia se vuole tornare a contare, ma sul serio, in Europa e nel Mediterraneo dovrebbe cambiare approccio, sia nell’Unione che nella Nato. Il nostro governo e la nostra classe dirigente dovrebbe portare al tavolo delle trattative con gli alleati le esigenze che riguardano la penisola. Se l’Italia fosse capace di porre la giusta attenzione, nella Nato e in Europa, sul Mediterraneo, si potrebbe trovare un altro baricentro che crei un collegamento tra Europa e Nord Africa, con la conseguenza che il Bel Paese diventi il centro di questo spazio, vitale per il commercio e la sicurezza. Questa prospettiva potrebbe trovare anche appoggio oltre-oceano. L’ambizione turca di diventare più di una semplice gregario nella Nato è sotto gli occhi di tutti. Ma gli atteggiamenti di Ankara hanno creato tensioni con molte cancellerie europee, in particolare con Francia e Grecia. Inoltre la Turchia a differenza dell’Italia ha dimostrato più volte di voler perseguire i propri obiettivi ricorrendo anche ai colloqui ed accordi con paesi politicamente contro gli USA, l’Ue e l’Occidente.

Lo scompiglio provocato da Trump sta portando, a quanto pare, ad un ritorno pre-brexit in Europa. Il recente accordo tra UK e Ue ha riavvicinato molto Londra e Bruxelles sulla sicurezza, sull’energia, sulla pesca, importazioni, esportazioni e la mobilità dei giovani. Questo potrebbe significare che i maggiori Paesi dell’Unione e non, porranno sempre più attenzione ad altri ambienti a discapito delle aree meridionali. Se i moventi turchi nel bacino orientale del Mediterraneo continueranno, Ankara potrebbe diventare una potenza regionale con un’ampia area d’influenza.

Conclusioni

A parere mio, l’avvicinamento di Francia e Germani alla Polonia con l’inserimento di Varsavia in certi contesti prestigiosi, potrebbe essere la prova del fatto che Parigi e Berlino vogliano mantenere comunque l’ultima parola in Europa. L’accordo tra UK e Ue può essere visto come un ritorno al passato, come se la Brexit non ci fosse mai stata, facendo tornare al nucleo fondamentale dell’Unione europea i soliti noti, con l’aggiunta della Polonia. L’Italia, a parere mio, se in ambito europeo non riesce a far emergere i propri interessi, dovrebbe sbilanciarsi di più in ambito Nato, cercando l’appoggio americano per porre attenzione nel Mediterraneo, limitando l’azione turca, giocare di sponda con la Polonia e il Regno Unito e cavalcare la spaccatura elettorale tedesca.

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